Riccardo III

dal 29 agosto all’8 settembre ore 21.15, lunedì riposo

regia di Marco Carniti
traduzione e adattamento di Marco Carniti
Prodotto da Politeama Srl

Riccardo III nostro incubo contemporaneo

Affrontare Riccardo III di Shakespeare è come entrare in un intricato labirinto di relazioni che passano dal politico al personale e che come spettatore ti lasciano completamente stordito e anche un po’ perduto. È l’indagine giovanile dell’homo politicus Shakespeare che ripercorre impietosamente le tappe storiche di un periodo particolarmente sanguinoso e corrotto dell’aristocrazia inglese e della sua feroce lotta per il potere.

Non è però l’intricato gioco politico a catalizzare totalmente la nostra attenzione ma bensì gli innumerevoli ed efferati crimini sanguinari del protagonista assoluto dell’opera, Riccardo, compiuti metodicamente e con una ripetizione quasi al limite della monotonia svelando al mondo un’anima di spietata disumanità che può solo cercare di appagare la sua sete di potere, come in un ciclico gioco al massacro nel quale sono tutti coinvolti.

Riccardo III è un personaggio assoluto, da tragedia greca, che mette completamente  in gioco l’anima per raggiungere i suoi obiettivi, come un Don Giovanni che ha già venduto la sua anima al diavolo e che ora ne vuole assumere addirittura le forme.

Riccardo III è sicuramente tra i personaggi più negativi del teatro shakespeariano anche se il suo è il riflesso del negativo che lo circonda  Infatti gioca con ironia sarcastica con se stesso e con il destino degli altri come un attore sul palcoscenico del mondo che mette la sua esistenza sempre al limite dell’umano, camminando come sulla lama di un coltello e sempre in equilibrio tra la vita e la morte. In un rituale macabro da roulette russa.

Il grande gioco del potere al servizio dell’uomo produce solo mostri.

Ed è qui che Shakespeare rivela il genio contemporaneo. Costruisce un personaggio che specchia continuamente se stesso riflettendo l’immagine del marcio nascosto nell’essere umano, dietro le apparenze, e che rappresenta la deformità congenita nell’uomo. Che è di tutti, nessuno escluso.

Riccardo III è un uomo che indaga continuamente su se stesso in un dialogo aperto con il pubblico con il quale gioca con l’ironia del grande mattatore divertendosi a scoprire continuamente le carte del suo progetto di sterminio e paradossalmente nessuno tenta di fermarlo. Dove il potere e l’uso della parola è assoluto, tanto da farlo essere il personaggio con più versi mai scritti per altri personaggi shakespeariani. Un uso del linguaggio che ci riporta drammaticamente a una riflessione sui meccanismi della dittatura e dei fondamentalismi e che ci riconduce facilmente alla nostra contemporaneità.

Riccardo III è la tragedia di un uomo che non vuole essere annullato. Tanto meno per colpa della sua diversità. Quella deformità che l’autore ha voluto aggiungere al personaggio teatrale (perché  ricordiamo che il Riccardo storico non aveva nessuna deformità) fa partire la sua storia da una fragilità acquisita involontariamente, che ha determinato tutto il periodo della sua crescita, quasi come una pena da scontare in vita che esplode in reazioni di violento furore e di un feroce desiderio di autoaffermazione.

Un dramma interiore dell’uomo che combatte il suo isolamento e la sua emarginazione e che continuamente si confronta con la propria fragilità.

Unica via di uscita alla depressione e all’annullamento è avere il potere assoluto.

Riccardo III è la tragedia della psiche, anche in senso contemporaneo, come nella visione psicanalitica della pittura di Francis Bacon. Un lungo eterno incubo di Riccardo che coinvolge e lega tutti i personaggi della tragedia ora spettri della realtà ora spettri della mente. Perché l’essere umano così schiavo delle sue azioni non può sottrarsi da se stesso e quindi è condannato a vivere una vita di incubi popolati da spettri della coscienza.

Vedo questo spettacolo come un incontro psichiatrico con il “mostro” che è in tutti noi.

Uno spettacolo che permetta allo spettatore di entrare nella mente del protagonista per seguirlo nella sua follia omicida. Come attraverso un obiettivo fotografico, limito lo spazio ad un’unica passerella rossa sospesa e sorretta da corde e catene, come un astratto ponte levatoio, un luogo mentale di analisi, una linea che spezza, un trampolino sulla vita, una strada a senso unico che con un movimento perpetuo, proietta Riccardo e le sue vittime dalla propria immagine riflessa a compiere il salto nel vuoto.

 

Interpreti
(in ordine alfabetico)
Lady  Anna
Conte di Richmond
Duca di Clarence
Lord  Hastings
Margherita figlia di Clarence
Lord  Stanley
Elisabetta moglie di re Edoardo
Re Edoardo
Cittadino
Riccardo III  Duca di Gloucester
Duca di Buckingham
Margherita d’Anjou
Duca di York
Conte di Rivers
Principe  Eduard
Duchessa di York
Sir  William Catesby
Sir Brackenbury
FEDERICA  BERN
MARCO BONADEI
TOMMASO  CARDARELLI
PATRIZIO CIGLIANO
BENEDETTA CIGLIANO
MASSIMO CIMAGLIA
PIA LANCIOTTI
NICOLA  D’ERAMO
PASQUALE DI FILIPPO
MAURIZIO DONADONI
GIANLUIGI  FOGACCI
MELANIA GIGLIO
GABRIELE GRANITO
RAFFAELE  LATAGLIATA
SEBASTIAN MOROSINI
PAILA  PAVESE
EMANUELE  SALCE
ALESSIO SARDELLI
SCENE
Fabiana Di Marco

COSTUMI
Maria Filippi

DISEGNO LUCI
Umile Vainieri

PROGETTO FONICO
Franco Patimo

MUSICHE
David Barittoni

AIUTO REGIA
Adamo Lorenzetti

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